youMove, una storia di mobilità che dura da quattordici anni
Dalle prime stazioni di bike sharing a youMove 7: quattordici anni di tecnologia TMR per la mobilità condivisa.
Dalle prime cinque stazioni di bike sharing a Capo d’Orlando alla piattaforma che oggi gestisce migliaia di veicoli per PMI, comuni e operatori della mobilità. Una retrospettiva — e uno sguardo a ciò che arriva con youMove 7.
Nel 2012, quando in TMR abbiamo iniziato a scrivere le prime righe di codice di quello che sarebbe diventato youMove, il bike sharing in Italia era poco più di un’idea sperimentale. Cinque postazioni a Capo d’Orlando, qualche centinaio di utenti, un gestionale chiamato BikeGest e la convinzione — minoritaria, va detto — che la condivisione dei veicoli sarebbe diventata un pezzo serio della mobilità urbana. Quattordici anni dopo, youMove è una piattaforma che gestisce oltre 2.200 veicoli in produzione, è installata in più di 60 comuni italiani, conta decine di migliaia di utenti registrati, e copre un perimetro che parte dal bike sharing per arrivare al fleet management aziendale, alla protezione delle macchine da lavoro e ai sistemi di sharing on-demand di scala metropolitana.
In mezzo c’è una storia di prodotto che vale la pena raccontare. Non tanto per nostalgia — per quello c’è il nostro pezzo sui 25 anni di TMR — quanto perché è una storia che spiega come si costruisce un ecosistema tecnologico nazionale partendo da una piccola realtà siciliana e senza scorciatoie.
Le origini: BikeGest e l’epoca del bike sharing pioneristico (2012-2014)
I primi anni sono dedicati alla costruzione del sistema di base. BikeGest, e poi youBike, sono i nomi con cui il prodotto si presenta al mercato in quella fase: un gestionale per servizi di bike sharing comunali, completo di app per gli utenti, lettori di tessere, sistema di prenotazione e dashboard di backend.
Sono gli anni in cui la mobilità sostenibile è ancora una scelta politica coraggiosa, più che un mercato strutturato. Nel 2014 il Comune di Capo d’Orlando istituisce il “Biciclando Award” e lo assegna a un utente del nostro sistema, riconoscendo l’uso responsabile del servizio. In quegli anni il prodotto cresce per progetti pubblici: passeggiate in bici a Sant’Agata di Militello, Capo d’Orlando, e una rete che si estende progressivamente in Sicilia e oltre. Ogni installazione è un cantiere a sé, ogni comune ha le sue esigenze, e questo ci costringe a costruire fin dall’inizio una piattaforma flessibile e modulare.
2015: Palermo, il bike sharing arriva nel capoluogo
Il 13 dicembre 2015 è una data spartiacque per la nostra storia. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, inaugura in piazza Alberico Gentili il bike sharing della città: 420 biciclette distribuite in 37 stazioni. Il servizio è gestito da AMAT, l’app ufficiale per gli utenti si chiama ancora youBike, e dietro al sistema c’è la nostra tecnologia. La tariffa di partenza è di cinquanta centesimi a mezz’ora.
Il progetto è il frutto della visione di chi, da dentro l’amministrazione, ha voluto e costruito Palermo bike sharing: l’ing. Domenico Caminiti — allora Direttore Speciale della Mobilità del Comune di Palermo, oggi Direttore Generale di AMAT — insieme all’ing. Antonio Mazzon e con il contributo dell’ing. Marcello Marchese, oggi Direttore Commerciale di AMAT. Una squadra che ha avuto la determinazione di portare il bike sharing in una città capoluogo in un momento storico in cui il tema non era affatto scontato sulle agende delle PA italiane.
Non è la prima installazione di youBike, ma è la prima volta che il nostro prodotto entra in una grande città italiana, con i numeri e la complessità che una città capoluogo richiede. Le bici sono dotate di localizzatore GPS/GSM e di sistema antitrasporto del sellino. Il sistema viene fin dal primo giorno integrato con il car sharing di Palermo, attraverso una tessera unica che permette ai cittadini di accedere indifferentemente ad auto e biciclette: un primo, concreto esempio di mobilità integrata, anni prima che il termine MaaS diventasse di uso comune.
Per noi è il momento in cui il prodotto smette di essere un esperimento. Nel 2016 pubblichiamo l’app youBike anche per Windows Phone, una scelta tecnica che oggi fa sorridere ma che racconta bene quanto fossimo determinati a coprire ogni canale possibile per portare il bike sharing al maggior numero di cittadini.
2017: il viaggio a Barcellona e il salto industriale
C’è un momento preciso in cui youMove smette di essere solo software e diventa qualcosa di più. È il 2017, quando il nostro CEO, durante un viaggio di piacere in Spagna, viene rapito dal bike sharing di Barcelona. Torniamo con centinaia di fotografie, qualche idea precisa e una convinzione: la stazione di bike sharing italiana, da quel momento in poi, la avremmo disegnata noi. Migliore, più snella, più efficace.
Nasce così la youMove Station automatica nella forma che ancora oggi vediamo installata in decine di piazze italiane. Non è un involucro per ospitare elettronica: è un prodotto industriale completo, con il suo iter di certificazione CE, fornitori dedicati, lavorazioni meccaniche, logistica, ricambistica. La progettazione coinvolge competenze nuove per l’azienda — meccanica, elettronica di bordo, firmware embedded — che si affiancano allo sviluppo software. Per chi ci segue dal lato istituzionale è probabilmente il passaggio meno visibile ma più significativo: TMR diventa un produttore industriale, non solo un fornitore di software.
2019-2020: nasce youMove, e arriva il COVID
Nel 2019 il prodotto cambia nome, e con il nome cambia anche l’ambizione: youMove non è più il software del bike sharing, è la piattaforma della mobilità. Bici, auto, moto, scooter, station based, free floating, MaaS (Mobility as a Service): tutto in una sola app per l’utente finale e in una sola dashboard per il gestore. L’architettura tecnica si appoggia ad AWS — Amazon Web Services — su cui TMR investe ormai da cinque anni, e adotta paradigmi serverless che permettono di gestire picchi di traffico su migliaia di veicoli in movimento simultaneamente. Nel 2022 Pietro Terranova, CTO di TMR, racconta questa transizione architetturale al podcast ufficiale di AWS Italia insieme ad Alex Casalboni.
Poi arriva il 2020. Il mondo si ferma, ma il prodotto no. Durante i mesi di lockdown la nostra squadra di firmware engineer riscrive da zero Smarthook 4.0, il componente che governa lo sgancio e l’aggancio delle bici nelle stazioni automatiche. È il pezzo più delicato del sistema, quello che decide se l’utente parte sereno o resta a piedi sotto la pioggia. La riscrittura viene completata interamente da remoto, con setup di test improvvisati nelle abitazioni dei nostri ingegneri, e oggi quel firmware è installato in ogni stazione youMove in produzione. È uno di quei capitoli che raccontano la natura dell’azienda meglio di qualsiasi presentazione commerciale.
2023-2026: la stagione delle città
Dal 2023 in poi youMove entra in una fase di consolidamento territoriale che porta il prodotto in alcuni dei progetti di mobilità più rilevanti del Sud Italia — e segna anche, dal punto di vista del catalogo TMR, l’ingresso di un’intera nuova categoria di servizio.
Il debutto nel car sharing: amiGO Palermo (2023). Nel 2023 nasce amiGO, il servizio di sharing on-demand di Palermo gestito da AMAT Palermo S.p.A. È il primo car sharing realizzato su tecnologia TMR — un passaggio importante per noi, perché significa portare la piattaforma fuori dal bike sharing e dentro un’area, quella dell’auto condivisa, con dinamiche commerciali e tecniche completamente diverse. Il cerchio palermitano si chiude: otto anni dopo le 420 bici del 2015, torniamo nella stessa città con un servizio nuovo. Pochi mesi dopo l’avvio, nell’ottobre 2023, il nostro Car Control System sventa fisicamente il tentativo di furto di due auto della flotta amiGO nel centro di Palermo. La tecnologia di protezione viene per la prima volta raccontata come cronaca, e non solo come specifica tecnica.
Bike sharing nei capoluoghi: Agrigento. In parallelo, nell’estate 2023 inauguriamo l’Agrigento Bike Sharing in vista di Agrigento Capitale della Cultura 2025 — cinque stazioni, sessanta e-bike, una rete pensata per cittadini e turisti che collega stazione ferroviaria e Valle dei Templi. Un progetto che sintetizza bene la logica del bike sharing pubblico in città capoluogo: dimensione cittadina, valore turistico e culturale.
Multimodalità integrata: CTGO Catania (2025). Nel 2025 arriva il secondo car sharing della famiglia TMR: CTGO, gestito da AMTS, che integra in un unico ecosistema tecnologico car sharing e bike sharing cittadini. È la prima volta che un servizio multimodale auto+bici nasce interamente su un’unica piattaforma TMR — un passaggio architetturale che valida quello che fino al 2019 era stato il pensiero alla base di youMove: una sola tecnologia, modalità diverse di mobilità.
Mobilità e turismo su scala territoriale: Nebrod’E-move (2026). Da aprile 2026 entra in fase operativa Nebrod’E-move: 32 comuni dei Nebrodi, 150 biciclette a pedalata assistita, 15 itinerari turistici, centinaia di punti di interesse mappati e stazioni alimentate a fotovoltaico. Non è “il bike sharing di una città”: è un sistema intercomunale di mobilità e fruizione turistica con un’estensione territoriale che ha pochi precedenti in Europa. Per noi è anche un banco di prova di scala — gestire un servizio distribuito su decine di amministrazioni comunali richiede una piattaforma diversa da quella che basta a una città singola.
A questi si affiancano dozzine di altri progetti pubblici e privati, dal trasporto merci urbano in cargo bike al monitoraggio dei veicoli aziendali per fleet management.
Cosa cambia con youMove 7
Nel 2026 stiamo completando il lavoro su youMove 7, la nuova generazione della piattaforma. Le novità che riteniamo più rilevanti per gli stakeholder pubblici e per gli operatori della mobilità sono quattro.
La prima è l’analisi costi integrata, che mette a disposizione dei gestori una vista completa sui costi operativi della flotta — manutenzioni, scadenze, assicurazioni, consumi — direttamente nella dashboard. Per le amministrazioni pubbliche che gestiscono parchi veicoli istituzionali è uno strumento di rendicontazione e ottimizzazione che fino a oggi richiedeva fogli di calcolo paralleli.
La seconda è l’apertura della piattaforma a interfacce conversazionali, attraverso un’integrazione con il protocollo MCP (Model Context Protocol) che consente ad assistenti AI di interrogare youMove in modo strutturato. Significa, in pratica, che un operatore può chiedere “quali veicoli hanno l’assicurazione in scadenza questa settimana” e ottenere la risposta come se la stesse cercando un collega.
La terza è la revisione dell’offerta commerciale con il nuovo piano dedicato al fleet management, che integra in un unico canone il software, i servizi cloud e la connettività SIM dei dispositivi, semplificando drasticamente la previsione di spesa per chi gestisce flotte di dimensione medio-piccola e riducono drammaticamente i costi per la gestione di flotte medio-grandi.
La quarta è il rilascio del Partner Portal dedicato alla rete partner youMove. Una piattaforma pensata per standardizzare e velocizzare tutte le attività operative sul territorio: onboarding dei nuovi impianti, gestione dei ticket tecnici, documentazione, monitoraggio delle installazioni e supporto post-attivazione. Per gli enti pubblici e i gestori significa tempi di intervento più rapidi, maggiore tracciabilità delle attività e una rete tecnica distribuita in grado di seguire la crescita dei progetti in modo scalabile e coordinato.
Lo sguardo lungo
A partire dal 2026 stiamo lavorando su una serie di evoluzioni che renderanno la piattaforma ancora più adatta a scenari complessi:
- geofencing avanzato e ottimizzazione delle rotte,
- automazione completa del ciclo commerciale
- ulteriore espansione del catalogo hardware con dispositivi occulti dedicati alla protezione di mezzi ad alto valore e nuove tecnologie per la connettività.
L’obiettivo è quello di sempre, declinato sul presente: rendere la mobilità più gestibile, più sicura, più sostenibile, e farlo modellando la tecnologia al servizio dell’uomo, non il contrario.
Quattordici anni dopo Capo d’Orlando, 25 anni dopo la nascita, lavoriamo per le stesse ragioni con cui abbiamo iniziato. Solo, su una scala diversa.